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02 marzo 2018

Il futuro degli smartphone

Smartphone ultima frontiera: si è chiuso il 1 marzo a Bar­cellona il Mobile World Con­gress 2018, una bussola per capire i trend di mercato e gettare uno sguardo su come cambierà il loro impiego quo­tidiano.

 

Realtà aumentata e intelligenza artificiale

La fotocamera non sarà più una finestra sull’esterno ma un generatore di contenu­ti. Ne è convinta Aparna Chennapragada, vicepresi­dente AR e VR di Google, che ha annunciato l’esten­sione a tredici modelli di smartphone (prodotti da Go­ogle, Samsung, LG e ASUS per una platea potenziale di 100 milioni di dispositivi) di Google Lens, la funziona­lità che impiega un algorit­mo di intelligenza artificiale per ottenere informazioni da oggetti ritratti in foto o diret­tamente dall’obiettivo della fotocamera. Alla platea di Barcellona la manager ha anche annunciato il lancio di ARCore 1.0, la piattafor­ma di AR di Google, insie­me a un nuovo supporto per sviluppatori che permetterà loro di pubblicare app su Play Store. L’obiettivo dichia­rato da Mountain View è an­dare oltre il gaming e i ca­schi AR per rendere la realtà aumentata utile per la com­prensione quotidiana del re­ale attraverso le fotocamere degli smartphone. Con AR­Core 1.0 l’utente potrà po­sizionare risorse virtuali su qualsiasi superficie struttura­ta come poster, mobili, libri e molto altro.

 

Una riduzione delle vendite

I dati diffusi da Gartner a Barcellona hanno rivelato nel quarto trimestre 2017 il primo calo di vendite nel­la storia degli smartphone (-5,06%) rispetto all’anno precedente. La spiegazione, secondo gli addetti ai lavo­ri, risiede nell’effetto combi­nato di due fenomeni. Da un lato il consumatore ha diffi­coltà a percepire immedia­tamente l’innovazione nei nuovi modelli di fascia alta – che hanno ormai sfondato quota 1000 euro – e preferi­sce aspettare qualche tempo per comprare il modello pre­cedente, come fosse un’auto usata. Dall’altro i modelli en­try level con sistema opera­tivo Android sono giudicati poco interessanti e i consu­matori preferiscono orientar­si verso i features phones.

Questa tendenza non do­vrebbe essere scalfita nean­che dall’arrivo tra un paio d’anni del 5G, il prossimo grande salto tecnologico.

Le nuove reti supporteran­no inizialmente soprattut­to applicazioni nel mondo della sanità, dell’industria e dell’internet delle cose, rim­piazzando i nostri attuali di­spositivi lentamente.

 

Reti neurali

Una ricerca del Massachussets Institute of Technology ha presentato un nuovo chip in grado di ridurre drasticamente l’energia necessaria al funzionamento di una rete neurale, aprendo la strada alla possibilità del suo utilizzo negli apparecchi elettronici portatili.
Al momento si tratta di uno stu­dio allo stato prototipale ma i risultati ottenuti dai due autori Avishek Biswas e Anantha P. Chandrakasan hanno dimo­strato la fattibilità di usare un simile chip negli smartphones o nell’elettronica indossabile. Il loro lavoro si è focalizzato “reti neurali convoluzionali”, ossia su modelli di rete neura­li ispirate alla corteccia visiva e che sono utilizzate nel rico­noscimento degli oggetti e del­le immagini in generale. Una volta messo a punto il sistema produttivo, sarà quindi possibi­le sviluppare una nuova gene­razione di dispositivi elettronici portatili, in grado di riconosce­re veramente oggetti o perso­ne e di tradurre istantaneamen­te da lingue diverse.

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